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Come il cervello umano riconosce la fine di un'azione: studio diretto dal prof. Pietrini
romagno_figure_press.jpgDistinguere gli eventi telici, che comportano uno stato finale, dagli eventi atelici, senza fine o mutamento di stato, è un requisito importante per la sopravvivenza.

Uno studio interdisciplinare realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa, appena pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica Brain and Language, ha dimostrato che la rappresentazione e l’organizzazione dei concetti di evento nel cervello umano sono connesse con la proprietà degli eventi di essere provvisti di un punto finale. Eventi come morire e arrivare, ad esempio, implicano necessariamente un punto finale specificato, oltre il quale l’evento non continua, e senza il quale l’evento non sussiste: se del morire non si raggiunge la fine, nessuno può dirsi morto. Viceversa, eventi come camminare e parlare sono continui e non delimitati, non implicano, infatti, il raggiungimento di un punto finale, nè un mutamento di stato: se ieri stavo camminando nel parco e un amico ha interrotto l’evento, può dirsi che io ieri ho camminato nel parco; ma se ieri stavo morendo e un medico ha interrotto l’evento, non può dirsi che io ieri sono morto.

Usando la risonanza magnetica funzionale (fMRI), Domenica Romagno, ricercatrice presso il Dipartimento di Linguistica “T.Bolelli”, insieme ai colleghi Emiliano Ricciardi e Giuseppina Rota, del Laboratorio di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, diretto dal Prof. Pietro Pietrini, che ha guidato il progetto, ha esaminato la risposta neuronale di ventidue volontari sani mentre leggevano sequenze di verbi del tipo di morire e arrivare, cioè telici, o del tipo di camminare e parlare, cioè atelici, e ha osservato che il giro medio temporale sinistro (left MTG), un’area cerebrale associata alla rappresentazione degli eventi e al processamento dei verbi, risponde preferibilmente alla categoria telico.

La ricerca pisana dimostra, per la prima volta, che il cervello umano distingue implicitamente gli eventi telici, che comportano uno stato finale, dagli eventi atelici, senza fine o mutamento di stato. Tale distinzione deve aver giocato un ruolo importante nell’evoluzione del cervello e del sistema cognitivo umani: riconoscere la differenza fra inseguire la preda (atelico) e catturare la preda (telico) è cruciale per la sopravvivenza, poiché soltanto l’evento telico consente al predatore di raggiungere il suo obiettivo. Distinguere fra gli eventi che possono continuare indefinitamente nel tempo e quelli che, invece, conducono necessariamente ad una fine o ad un mutamento di stato è indispensabile per rispondere con successo alle richieste sociali e ambientali attraverso la selezione di comportamenti adeguati. Non sarà un caso che la telicità sia una delle proprietà più pervasive nelle lingue umane, ed abbia effetti importanti sull’organizzazione, il mutamento e l’acquisizione dei sistemi linguistici.
"La capacità di distinguere fra eventi telici ed eventi atelici dipende dalla capacità di misurarne i confini e, pertanto, di darne una delimitazione spazio-temporale. La rappresentazione cognitiva di tale delimitazione è condizione indispensabile per il senso della nostra finitudine, forse l’unico tratto veramente caratteristico di noi umani rispetto agli altri animali" spiega il Prof. Pietrini.

Domenica Romagno, Giuseppina Rota, Emiliano Ricciardi & Pietro Pietrini, Where the brain appreciates the final state of an event: The neural correlates of telicity. Brain & Language (2012), http://dx.doi.org/10.1016/j.bandl.2012.06.003
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(Venerdì 27 Luglio 2012)