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Dall'"occhio bionico" alla prevenzione del melanoma oculare: 50mila euro per progetto Aoup

R41A2873.jpgLa protesi oculare Argus II, l’”occhio bionico” (*) in grado di restituire parzialmente la vista in pazienti non vedenti a seguito di retinite pigmentosa – metodica che in Aoup è stata applicata con successo per la prima volta al mondo nel 2011 nell’Unità operativa di Chirurgia oftalmica allora diretta dal professor Stanislao Rizzo e dal suo staff – ha fruttato un premio che servirà a finanziare un progetto per la prevenzione e la cura del melanoma oculare. A questo serviranno infatti i 50mila euro che l’Aircmo, Associazione italiana per la ricerca e la cura delle malattie degli occhi, ha donato alla medesima struttura oculistica dell’Aoup, adesso diretta dal dottor Guglielmo Pellegrini, per la ricerca pubblicata sull’American Journal of Ophthalmology riguardante proprio l’impianto di protesi retinica per il quale Pisa ha fatto da apripista a livello mondiale.

La cerimonia di consegna del premio (foto) è avvenuta a Castiglione della Pescaia, alla presenza dello stesso professor Rizzo, autore della ricerca, attualmente in forze all’ospedale di Careggi, del dottor Pellegrini che, dal 2016, ha assunto le redini dell’Unità operativa di Chirurgia oftalmica dell’Aoup, della dottoressa Federica Genovesi Ebert, oculista collaboratrice della ricerca e responsabile del percorso assistenziale integrato sul “Melanoma oculare” (che afferisce alla medesima Unità operativa) e il direttore sanitario dell’Aoup Silvia Briani. La somma servirà a finanziare una borsa di studio di due anni per un giovane specialista oculista, che dovrà realizzare un database condivisibile per tutte le specialistiche coinvolte nel trattamento del melanoma oculare. L’obiettivo è di aggiornare in tempo reale i dati relativi a diagnosi, trattamento e follow-up dei pazienti che verranno arruolati in futuro, insieme a quelli che vengono già seguiti dal 2003. Inoltre la ricerca si propone di studiare il loro profilo genetico, per migliorare il trattamento delle metastasi che attualmente non hanno terapia risolutiva. L’incidenza annuale di questa malattia, che rappresenta il tumore dell’adulto più frequente, con un’elevata percentuale di mortalità, in Usa è di circa 2.500 nuovi casi, con 6-8 nuovi casi per milione di abitanti; ma considerando solo la fascia di età > di 50 anni l’incidenza sale a 21 nuovi casi, con una mortalità a 10 anni del 50%. In Italia sono stimati approssimativamente 400 nuovi casi annui di cui, al momento della diagnosi, il 2% è già in fase metastatica con prognosi infausta. I sintomi spesso non sono riconoscibili e la diagnosi avviene casualmente durante la visita oculistica per altri motivi. In Aoup il percorso di eccellenza per la cura del melanoma oculare – attualmente riferimento nazionale per questa patologia - è stato attivato circa un anno fa e affidato alla dottoressa Genovesi Ebert in collaborazione con il dottor Emanuele Di Bartolo e la dottoressa Federica Cresti. Coinvolge un’equipe multidisciplinare che include la Radioterapia (dottoressa Maria Grazia Fabrini), la Fisica sanitaria (dottor Franco Perrone) e l’Oncologia (dottor Riccardo Marconcini). Si effettuano circa 850 visite l’anno di screening e follow-up, gestendo la patologia oncologica in maniera integrata e multidisciplinare. Dal 2003 sono 370 i trattamenti medico-chirurgici di oncologia oculare effettuati nella Chirurgia oftalmica dell’Aoup.

* L’impianto di protesi retinica consiste in un dispositivo, denominato “Argus II” e messo a punto nei laboratori della Second Sight Medical Products in California, in grado di ripristinare una parziale capacità visiva in pazienti affetti da malattie degenerative della retina, che causano una cecità quasi completa in entrambi gli occhi. L’intervento, ad altissima complessità, impianta una protesi (microchip epiretinico) costituita da minuscoli elettrodi collegati alla retina del paziente, che captano dei punti del messaggio visivo, attraverso una telecamera molto piccola. Gli elettrodi dialogano con la retina compromessa dell’occhio malato, traducendo un modello primitivo di possibilità di vedere oggetti che si spostano nell’ambiente e di riconoscerli. Pisa è stato il primo ospedale al mondo a iniziare l’impianto su pazienti, una volta terminata ufficialmente la fase di sperimentazione, portata avanti anche in altri Paesi e durata all’incirca una decina d’anni.

pubblicato da Emanuela del Mauro, 23 ottobre 2017

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