“È come muovere la propria mano”. Un team di ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha realizzato la protesi del futuro, la prima al mondo a controllo magnetico, sperimentata in Aoup su un paziente
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- Ultima modifica: Mercoledì, 18 Settembre 2024 16:28
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È un sistema completamente nuovo in grado di controllare i movimenti di una mano robotica, restituendo alla persona amputata la possibilità di compiere azioni quotidiane come aprire un barattolo o usare un cacciavite. “Si è conclusa con successo la sperimentazione sul primo paziente. Siamo pronti a estendere questi risultati su una casistica più ampia di amputazioni” dichiara Christian Cipriani. È la prima protesi di mano al mondo a controllo magnetico, capace di riprodurre i movimenti pensati da chi la indossa e di dosare la forza quando si afferrano oggetti fragili. Nessun filo, nessuna connessione elettrica, solo magneti e muscoli che controllano i movimenti delle dita e permettono di compiere azioni quotidiane come aprire un barattolo, usare un cacciavite, raccogliere una monetina.
Un team di ricerca dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, coordinato da Christian Cipriani, ha sviluppato un sistema di interfaccia tra il braccio residuo della persona amputata e la mano robotica radicalmente nuovo, che prevede l’impianto di piccoli magneti nei muscoli dell’avambraccio, in grado di decodificare le intenzioni motorie. L’impianto, integrato alla mano robotica Mia-Hand, sviluppata dalla spin-off Prensilia, è stato sperimentato con successo in Aoup sul primo paziente, un ragazzo italiano di nome Daniel di 34 anni, che ha potuto indossare la protesi per 6 settimane. I risultati della sperimentazione sono stati presentati sulla rivista scientifica Science Robotics e rappresentano un significativo passo in avanti per il futuro delle protesi. “Questo risultato corona un percorso di ricerca lungo decenni. Siamo finalmente riusciti a sviluppare una protesi funzionale alle esigenze di una persona che ha perso una mano” dichiara Christian Cipriani, ordinario all'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Tremila trapianti di fegato in Toscana: l’Aoup festeggia con una cerimonia e un convegno. Atteso il Nobel per la Medicina Craig Mello
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- Ultima modifica: Mercoledì, 18 Settembre 2024 16:28
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Tremila trapianti di fegato: è l’eccezionale traguardo raggiunto da poco dall’Unità operativa di Chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup), che si pone così come uno dei programmi di maggiore esperienza a livello mondiale. La storia comincia nel 1996, quando a Pisa già esisteva una prestigiosa scuola chirurgica in materia di trapianti tanto che il primo trapianto d’organo (un rene) risale addirittura al 1972. Da lì in poi è stato tutto un susseguirsi di esperienze e di successi, con la storia dei trapianti di fegato che ormai conta quasi 30 anni, con nomi di chirurghi che hanno lasciato il segno e un’eredità che oggi viene raccolta dalla squadra coordinata da Davide Ghinolfi: “Noi oggi ringraziamo tutti i nostri maestri – dichiara – che negli anni hanno strutturato un vero e proprio percorso del trapianto epatico facendolo crescere rapidamente e contribuendo anche alla nascita dell’Ott-Organizzazione Toscana trapianti, che ha reso il sistema della donazione Toscana uno dei più efficienti al mondo, promuovendo la formazione di generazioni di chirurghi e infermieri ma soprattutto mettendo in piedi una macchina organizzativa che coinvolge tantissime anche altre strutture e funzioni dell’ospedale, senza le quali nessun trapianto sarebbe possibile. Si tratta di un risultato storico, che pochi Centri nel mondo possono vantare, e che pone Pisa sullo stesso piano di metropoli come Parigi o Londra”.
Batteri multiresistenti agli antibiotici: rivoluzionario studio in vitro messo a punto in Aoup dimostra il ruolo della glicina nel ripristinare l’efficacia dei farmaci antimicrobici
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- Ultima modifica: Lunedì, 09 Settembre 2024 16:11
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La glicina, un aminoacido fra i più semplici esistenti nell’organismo umano, potrebbe essere l’arma futura e la più economica per combattere la resistenza antimicrobica, una delle sfide attualmente più difficili in sanità a livello mondiale.
Da uno studio messo a punto in vitro nella sezione dipartimentale di Microbiologia batteriologica dell’Aoup e pubblicato a giugno scorso su Microbiology Spectrum, dal titolo: “Glycine restores the sensivity to antibiotics in multidrug resistant bacteria” (a firma Cesira Giordano e Simona Barnini, direttrice della struttura) è emerso che la glicina, dosata in coltura secondo standard scientifici ben precisi in associazione ad alcune classi di antibiotici fra quelli maggiormente utilizzati contro i batteri MDR (MultiDrug Resistant), ossia betalattamici come i carbapenemi e le cefalosporine, e i polimixinici, è in grado non solo di esprimere la sua potenzialità battericida ma anche di risvegliare la sensibilità dei germi a questi antibiotici.
Donate il sangue, se potete! Aperture straordinarie: ecco dove recarsi. In alcuni centri trasfusionali anche la domenica
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- Ultima modifica: Giovedì, 12 Settembre 2024 15:43
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Donate il sangue, se potete! L’estate è il momento più delicato dell’anno: i bisogni rimangono costanti, ma le donazioni diminuiscono. Così per aiutare i cittadini in questo gesto di generosità il sistema sanitario toscano ha programmato una serie di aperture straordinarie, anche la domenica, dei servizi trasfusionali dove donare plasma, sangue e piastrine. L’elenco è disponibile sul sito della Regione, all’indirizzo https://www.regione.toscana.it/-/strutture-trasfusionali.
Nelle stesse pagine è spiegato come prenotarsi. “Un ringraziamento a tutti gli attori del sistema sangue che nei mesi estivi, i più delicati quando si parla di donazioni, non si risparmiano venendo incontro alle esigenze dei donatori con orari più flessibili ed estesi”, commentano il presidente Eugenio Giani e l’assessore al diritto alla salute Simone Bezzini. “Questo settore, che si basa su un gesto anonimo, volontario e gratuito, fa da motore delle attività sanitarie e per questo è fondamentale. La Regione rinnova l’invito a tutte e tutti i donatori ad andare a donare: c’è bisogno del contributo di tutti”.
I numeri della Toscana, tra le più virtuose a livello nazionale, sono incoraggianti. Nell’estate dell’anno scorso non si sono registrate emergenze e il sistema ho operato in autosufficienza. Ma questo non deve far venire meno l’impegno anche perché la sfida più importante è il ricambio generazionale: i donatori invecchiano e chi, tra diciotto e quarantacinque anni, li dovrebbe sostituire diminuisce, non solo per il calo demografico dei giovani rispetto agli anziani.
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