Anche a Pisa il primo prelievo di cuore da donazione multiorgano a cuore fermo
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- Ultima modifica: Martedì, 01 Ottobre 2024 10:58
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A Pisa un’equipe multidisciplinare ha effettuato ad agosto una procedura di donazione a cuore fermo (Dcd-Donation after cardiac death) “controllata”*, in un donatore in coma irreversibile, utilizzando per la prima volta anche il cuore per la donazione, insieme agli altri organi. Il primo cuore donato con questa procedura in Italia fu trapiantato a Padova lo scorso anno dall’equipe del cardiochirurgo Gino Gerosa, cui poi sono seguiti altri casi (circa quaranta) in ospedali del nord, fino al caso di Pisa.
Le donazioni a cuore fermo effettuate in Aoup e in pochi altri centri di eccellenza - dove si garantisce la funzionalità degli organi mediante ECMO (extracorporeal membrane oxygenation) prima del prelievo, limitando il danno ischemico con tecniche innovative di perfusione dei singoli organi prelevati per le quali il Centro trapianti di Pisa è all’avanguardia da tempo – hanno infatti sempre riguardato altri organi ma mai il cuore stesso, il cui prelievo a scopo di trapianto viene effettuato sempre a muscolo ancora battente in condizioni di morte encefalica accertata (criteri neurologici: 6 ore di osservazione con elettroencefalogramma piatto).
Tremila trapianti di fegato in Toscana, da Pisa la sfida del Premio Nobel Mello: “Dico ai giovani nella patria di Galileo di aspirare a fare gli scienziati, la vita umana si può allungare fino a 120 anni ma c’è ancora tanta strada da fare”
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- Ultima modifica: Lunedì, 23 Settembre 2024 21:29
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"Forse possiamo allungare la vita umana fino a 120 anni ma c'è ancora tanta strada da fare". Con questo auspicio del Premio Nobel per la Medicina (2006), il biochimico Craig Mello, ospite d'onore alle celebrazioni dei 3mila trapianti di fegato a Pisa, si sono concluse le iniziative organizzate dall'unità operativa di Chirurgia epatica e dei trapianti di fegato dell'Aoup insieme all'associazione Vite Odv per suggellare nel tempo questo importante traguardo.
Aggressioni al personale della sanità, Giani: “Avere la polizia regionale sarebbe di aiuto”. Bezzini: “Il problema a volte è culturale: occorre educare i cittadini”. Intanto la Regione semplifica le procedure di denuncia on line
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- Ultima modifica: Mercoledì, 18 Settembre 2024 16:42
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La Regione si ferma a riflettere sulle aggressioni al personale della sanità. Il confronto con direzioni aziendali, professionisti, sindacati ed ordini professionali ha avuto luogo all’Health Campus Meyer di Firenze. Un fenomeno in crescita quello delle aggressioni, da monitorare e non da sottovalutare, da affrontare a monte e a valle: aggressioni nella maggior parte verbali, ma anche fisiche.
“È come muovere la propria mano”. Un team di ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha realizzato la protesi del futuro, la prima al mondo a controllo magnetico, sperimentata in Aoup su un paziente
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- Ultima modifica: Mercoledì, 18 Settembre 2024 16:28
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È un sistema completamente nuovo in grado di controllare i movimenti di una mano robotica, restituendo alla persona amputata la possibilità di compiere azioni quotidiane come aprire un barattolo o usare un cacciavite. “Si è conclusa con successo la sperimentazione sul primo paziente. Siamo pronti a estendere questi risultati su una casistica più ampia di amputazioni” dichiara Christian Cipriani. È la prima protesi di mano al mondo a controllo magnetico, capace di riprodurre i movimenti pensati da chi la indossa e di dosare la forza quando si afferrano oggetti fragili. Nessun filo, nessuna connessione elettrica, solo magneti e muscoli che controllano i movimenti delle dita e permettono di compiere azioni quotidiane come aprire un barattolo, usare un cacciavite, raccogliere una monetina.
Un team di ricerca dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, coordinato da Christian Cipriani, ha sviluppato un sistema di interfaccia tra il braccio residuo della persona amputata e la mano robotica radicalmente nuovo, che prevede l’impianto di piccoli magneti nei muscoli dell’avambraccio, in grado di decodificare le intenzioni motorie. L’impianto, integrato alla mano robotica Mia-Hand, sviluppata dalla spin-off Prensilia, è stato sperimentato con successo in Aoup sul primo paziente, un ragazzo italiano di nome Daniel di 34 anni, che ha potuto indossare la protesi per 6 settimane. I risultati della sperimentazione sono stati presentati sulla rivista scientifica Science Robotics e rappresentano un significativo passo in avanti per il futuro delle protesi. “Questo risultato corona un percorso di ricerca lungo decenni. Siamo finalmente riusciti a sviluppare una protesi funzionale alle esigenze di una persona che ha perso una mano” dichiara Christian Cipriani, ordinario all'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
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